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L'Orco del Parco dei Mostri di Bomarzo

Tra le attrazioni più affascinanti da vedere nei dintorni di Orvieto c’è senza dubbio il Parco dei Mostri di Bomarzo, noto anche come Sacro Bosco. Situato nella Tuscia viterbese, nel cuore di un paesaggio di colline e boschi che già di per sé vale la visita, è un luogo unico nel suo genere. Non è un semplice parco, è un viaggio surreale e inquietante nell’arte manierista del Cinquecento.

A differenza dei tradizionali giardini dell’epoca, caratterizzati da geometrie perfette e simmetrie rigorose, il Parco dei Mostri sorprende il visitatore con un percorso immerso nella natura, popolato da gigantesche sculture scolpite nella pietra. Mostri, creature mitologiche, animali fantastici e figure enigmatiche emergono dal verde del bosco creando un’atmosfera suggestiva e fuori dal tempo.

Percorrere i sentieri del parco significa immergersi in un labirinto di simboli che, nel corso dei secoli, hanno incuriosito e affascinato studiosi, artisti e viaggiatori. Salvador Dalí ne è rimasto così colpito da definirlo un’invenzione storica unica, il regista Michelangelo Antonioni gli ha dedicato il cortometraggio La Villa dei Mostri, John Shearman lo ha citato più volte nel suo celebre saggio Mannerism e Alberto Moravia lo ha soprannominato “luna park di pietra”, solo per citarne alcuni.

Ancora oggi il significato simbolico del parco resta in parte misterioso e oggetto di interpretazioni. Ogni statua, ogni iscrizione, sembra voler raccontare una storia, svelare un segreto, ma senza mai offrire una chiave di lettura univoca. È un’esperienza che sfida la logica e stimola l’immaginazione, un invito a perdersi per poi ritrovarsi.

Un po’ di storia

Il parco fu realizzato alla metà del Cinquecento per volontà del principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, in memoria della sua adorata moglie Giulia Farnese, scomparsa prematuramente. Probabilmente l’intento era quello di distrarre la mente dal dolore della perdita, come sfogo dell’animo contro i propri tormenti e “sol per sfogare il core”, come si legge inciso su una pietra del giardino.

Per la progettazione Vicino si affidò all’architetto Pirro Ligorio, lo stesso che aveva lavorato alla prestigiosa Villa d’Este di Tivoli e che in seguito avrebbe sostituito (seppur per poco) Michelangelo Buonarroti nella direzione dei lavori della Basilica di San Pietro.

Dopo la morte del principe Orsini, avvenuta nel 1585, il parco passò nelle mani di vari proprietari, tra cui i Borghese, i Della Rovere e i Poniatowski, prima di essere abbandonato e inghiottito dalla vegetazione. Fu solo nella seconda metà del Novecento che venne riscoperto e restaurato dagli intellettuali Giancarlo e Tina Bettini, che ne compresero il valore inestimabile e lo restituirono al mondo.

Cosa vedere

Tra le numerose sculture che popolano il Parco dei Mostri di Bomarzo, ecco alcune delle più suggestive che si incontrano lungo il percorso.

L’Orco

Simbolo indiscusso del parco, raffigura una gigantesca testa mostruosa con la bocca spalancata, all’interno della quale è possibile entrare. Si ipotizza che fosse un rifugio di meditazione e estraniamento, come suggerisce la scritta sulle labbra “ogni pensiero vola”, che invita a un’esperienza di meditazione e distacco dalla realtà.

La Casa Pendente

Si tratta di un piccolo edificio costruito su di un masso inclinato e perciò volutamente pendente. Entrando al suo interno si prova una sensazione di forte disorientamento, che mette alla prova l’equilibrio e la percezione dello spazio.

Ercole e Caco

La scultura, anche denominata “il Colosso”, è la più grande del parco. Rappresenta due giganti in lotta, identificati come Ercole e Caco, colti nel momento di massima tensione. L’opera richiama uno dei temi ricorrenti in tutto il giardino: la lotta del bene contro il male.

L’Elefante

Un maestoso elefante in assetto da battaglia, sormontato da una grande torre, stringe nella proboscide un legionario romano. Probabilmente è un omaggio alle imprese di Annibale e alle battaglie combattute dai cartaginesi contro Roma.

Il Tempio

Eretto vent’anni dopo rispetto al resto del parco in onore della seconda moglie di Vicino Orsini, riprende forme architettoniche dell’epoca classica e rinascimentale. Presenta una cupola modellata sulla base di quella di Santa Maria del Fiore a Firenze.

Informazioni pratiche per la visita

Il Parco dei Mostri di Bomarzo è facilmente raggiungibile da Orvieto in circa 40 minuti.

La visita si svolge interamente all’aperto, lungo sentieri immersi nel verde, ed è adatta sia agli adulti sia alle famiglie con bambini. Il percorso non presenta particolari difficoltà, anche se alcune zone possono risultare leggermente irregolari.

Il parco è aperto tutti i giorni dell’anno, tranne il 25 dicembre, con orario continuato. Da marzo a settembre l’apertura è dalle 9:00 alle 19:00, mentre da ottobre a febbraio dalle 9:00 alle 17:00.

Il periodo migliore per la visita è la primavera, quando il bosco si riempie di colori e profumi, oppure l’autunno, stagione particolarmente suggestiva grazie alle tonalità del foliage.

Un’esperienza da non perdere durante il soggiorno a Orvieto

Il Parco dei Mostri di Bomarzo è un luogo capace di sorprendere visitatori di ogni età. L’atmosfera sospesa, le sculture che emergono dal bosco, il silenzio: è una visita che resta addosso, diversa da qualsiasi altra si possa fare nella zona.

È anche il tipo di luogo che si apprezza di più quando non si ha fretta. Scegliere un hotel a Orvieto nel centro storico significa proprio questo: partire la mattina senza guardare l’orologio e rientrare la sera a piedi, quando i pullman sono ripartiti e la città torna a chi ci dorme.

All’Hotel Posta, dentro il cinquecentesco Palazzo Guidoni a duecento metri dal Duomo, Bomarzo è una delle tante possibilità: il territorio intorno a Orvieto si scopre meglio avendo un posto dove tornare.